E se diventassimo adulti?
di Michele SerraLa invocatissima semplificazione, che in un Paese soffocato dalla burocrazia sarebbe ossigeno puro, è sospettata di contraccolpi nocivi almeno su tre fronti. Quello ambientale (meno controlli sugli impatti), quello sindacale (meno tutele per i lavoratori), quello legale (meno ostacoli all'infiltrazione mafiosa). Nessuna di queste preoccupazioni è campata in aria, e anzi: lo sviluppo italiano non primeggia per rispetto dell'ambiente, né per i diritti del lavoro, né per l'impermeabilità alle mafie, che anzi, e purtroppo, ne sono, da decenni, un partner strutturale. E allora come si fa? Possibile che la scelta sia sempre la stessa, mortificante, tra uno Stato opprimente e ipernormativo e una società troppo disinvolta, menefreghista, assuefatta ai suoi crimini (vedi l'evasione fiscale di massa)? Assomiglia terribilmente a un rapporto Padre/Figlio molto arcaico, il padre iperpunitivo e il figlio scostumato, il padre che esagera con paternali e rimbrotti, il figlio che non ha la minima idea di come si sta al mondo. E alla fine diventano insopportabili entrambi. Si dispera di poter vedere un'evoluzione di questo rapporto, che ha radici profonde, a partire dall'essere quasi sempre stati, noi italiani, più sudditi che cittadini, dunque più figli, soggetti all'autorità paterna, che fratelli, membri di una stessa comunità. La prospettiva "più libertà e meno controlli asfissianti, uguale più sfruttamento e più mafia" è orribile quanto il suo contrario, che è mantenere la cappa smisurata delle scartoffie, delle leggi, dei controlli, che non funzionano da antidoto, ma da zavorra. Per sperare in una fuoruscita da adulti bisogna essere molto, molto ottimisti.