Moriremo di indigestione
di Michele SerraLa spazzatura a Roma, fumigante nella canicola, ha raggiunto una dimensione monumentale, insensibile al tempo, davvero da città eterna. Una installazione di Land art. Ma perfino il "di chi è la colpa" conta fino a un certo punto. La colpa è del genere umano, è lui il protagonista indiscusso del disastro e lo è in tutte le sue articolazioni, dal Campidoglio inetto al cittadino zozzone, l'alto e il basso che finalmente ricombaciano.
Ogni essere vivente produce deiezioni, solo che quelle delle bestie sono natura e nutrimento, la merda è oro dicono in campagna, è il grande cerchio della vita. Le nostre deiezioni, invece, intoppano il paesaggio e avvelenano l'aria. Rarissime sono le volte che le bestie, per catastrofi momentanee, inciampi dell'evoluzione, producono rifiuti non smaltibili. Morie di pesci, superfetazioni di alghe, eccessi di proliferazione di questa o quella specie.
Noi no, noi siamo un errore permanente. A ciascuno di noi corrisponde una pazzesca montagna di danni, valutate quanti caricatori di telefonino o di computer, pro capite, abbiamo destinato alle discariche africane, dove bambini operosi si scorticano i piedi alla ricerca di filamenti da rivendere, garimpeiros della (nostra) opulenza. Non si tratta di agitare sensi di colpa - abbasso i sensi di colpa - si tratta di ragionare sulla realtà delle cose.
La catena dei consumi è demente in partenza, perché si fonda sulla seduzione dell'inutile. L'idea di regolare meglio il meccanismo è virtuosa, e a quell'idea siamo tutti disperatamente aggrappati. Sogniamo discariche efficienti, smaltimenti benefici, un futuro green, che fa anche fico. Certe volte però ci prende lo scoramento. La monnezza romana non è un problema, è un vaticinio: non moriremo di meteorite, ma di indigestione.