Salvini-Meloni zero a zero
di Michele SerraIl Salvini si è vaccinato un poco alla chetichella, forse perché teme il giudizio di quella parte del suo elettorato che nel vaccino vede un sopruso statalista, o una scocciatura imposta da governanti fifoni. Tutti voti che oscillano pericolosamente verso la Meloni, che ancora non è vaccinata e potrà ben dire di avere capitolato per ultima.
Ambedue, sui vaccini e sul Green Pass, dicono più o meno le stesse cose, come su quasi tutti gli argomenti da telegiornale. Li distingue, per fortuna, l’aspetto fisico, rimarcabilmente diverso. Nonché l’accento regionale, da risaie quello del Salvini, da borghi tufacei quello della Meloni. Per il resto è un poco la solita solfa, si rubano la battuta l’uno con l’altro, e questo rischia di rendere molto noioso il derby sovranista.
Più divertente, soprattutto per il pubblico, sarebbe se uno dei due cambiasse gioco, e con un colpo di teatro dicesse che i Veri Italiani si vaccinano, che il virus cinese non deve passare le nostre sacre frontiere, che la Nazione ha bisogno di una stirpe sana e immune. I papà, le mamme e i bimbi, tutti assieme, affollino gioiosamente i centri vaccinali, e offrano il braccio alla Patria.
Macché. È tutta una lagna a due voci sulla libertà di mangiare la pizza, sulla libertà di servire la pizza, sull’economia che langue se le pizzerie non lavorano. Come se non fosse il virus, a mettere a repentaglio le pizzerie e tutto il resto, ma il Green Pass. Come se la discussione sui vaccini non fosse chiusa da un bel pezzo, prima ancora che Draghi chiarisse, con ammirevole brutalità, che vaccinarsi aiuta a vivere, non vaccinarsi a morire. O la destra passa ad altro argomento, o il derby Salvini-Meloni finisce zero a zero.