Pubblicità regresso
di Michele SerraCredo proprio di essere lo hacker di me stesso, perché nonostante abbia dedicato diversi quarti d'ora (di più mi rifiuto) allo studio dell'offerta del calcio in tivù, non sono stato in grado di capire cosa fare per vedere il campionato e la Champions League.
Di mezzo ci sono più emittenti televisive e distributori telefonici (o forse emittenti telefoniche e distributori televisivi), ci sono partite sfilettate e vendute a parte, ci sono tariffe variabili, offerte speciali, vantaggi per vecchi clienti e sconti per nuovi clienti, periodi di prova gratis, opzioni che scadono, proposte che rilucono in riquadri vezzosi mentre altri riquadri svaniscono nell'istante preciso in cui stavi per cliccarci sopra.
Una selva misteriosa per inoltrarti nella quale devi avere una manciata di password che pendono alla tua cintura, come le chiavi del secondino nei film americani. Se le hai smarrite, o non le hai mai avute, devi far parlare tra loro il computer e lo smartphone, per ora non la lavatrice ma presto sarà necessario. La sola possibilità mancante, in questa folla di occasioni, è qualcuno al quale dire: vorrei vedere il prossimo campionato di calcio, non importa se in televisione, sul computer o nell'oblò della lavatrice. Può dirmi quanto le devo?
Dovrebbe esistere un indice di accessibilità, per valutare la bontà della tecnologia. La complicazione è un costo e a pagarlo è sempre il cliente, con il suo tempo e la sua frustrazione. Ciò che dieci anni fa mi costava giusto il tempo di controllare che il decoder fosse acceso, oggi è un rodeo digitale, tirato per la giacca da una folla di venditori che hanno smembrato il calcio e vogliono rivendermelo a fette, come la mortadella, però una fetta per uno, da pagare separatamente. Si chiama: regressione.