La politica senza i politici
di Michele SerraPare che il centrodestra arranchi nei sondaggi per l'elezione dei nuovi sindaci. Pare che il suo elettorato potenziale non sia attratto dai candidati, che tranne, forse, in un caso (Torino) colpiscono per la loro mancanza di appeal, di notorietà, di dialettica, insomma di tutto quanto servirebbe per conquistare qualche voto in più rispetto alla percentuale messa a disposizione dai partiti della coalizione.
Si pensi solo ai due pittoreschi carneadi scelti per le due città più importanti di Italia, Roma e Milano. Le due capitali. Perché questo avvenga, è in un certo senso un mistero: la vistosa ascesa politica dei due leader della coalizione, il Salvini e la Meloni, avrebbe dovuto attrarre, secondo logica, personalità di spicco, compagni di viaggio, intellettuali, imprenditori, magari anche profittatori, ma di livello, come sempre avviene, fisiologicamente, quando un leader ha successo. Perché non è accaduto? Perché per trovare due nomi per Milano e Roma hanno dovuto tirare a indovinare?
Azzardo un'ipotesi (tra tante). La politica è anche un mestiere, e un mestiere duro. È un insieme di competenze e di voglia di fare. Non per caso sono sempre esistiti scuole di partito, corsi di formazione, seminari. Se, per esempio, il Salvini, invece di stipendiare un impressionante plotone (tredici maschi) per bastonare e irridere sui social i suoi avversari, avesse speso quei soldi per iscriverli tutti e tredici a una università decente, o a una scuola di partito, magari non subito, ma tra qualche anno,
si ritroverebbe con qualcosa che assomiglia a una vera classe dirigente. La politica, senza bravi politici, alla lunga finisce nel nulla.