Le preghiere a circuito chiuso
di Michele SerraSe le parole attribuite dal Foglio al senatore leghista Pillon a proposito della triste vicenda umana di Luca Morisi sono vere, l'affermazione più insopportabile non è "la giustizia divina ha fatto il suo corso". L'affermazione più insopportabile è "pregherò per lui".
La prima frase è solo aria fritta, non ha alcun valore per chiunque non sia un fanatico religioso (di qualunque religione). Perché la giustizia divina, così come la configurano i Pillon di tutte le latitudini, islamici, cattolici, puritani, ebrei ortodossi, non esiste: lo disse molto bene De André, "l'inferno esiste solo per chi ne ha paura". La giustizia divina è un tribunale immaginario, senza sede e senza potere, ed è consolante sapere che non si aggiunge ai tanti tribunali già esistenti, che almeno, essendo umani, sono fallibili per definizione.
Tremendo, invece, è quel "pregherò per lui". Contiene tutta l'ipocrisia del bigotto che prima giudica e maledice e poi, quando il rogo è già allestito, concede la sua preghierina al peccatore, al condannato, al debole. La pietà dopo l'anatema offende doppiamente, perché è il soccorso che l'impietoso concede a se stesso per sentirsi pietoso. Non essendolo.
Ho paura di poche cose, a questo mondo, ma l'idea che un Pillon possa "pregare per me", qualunque sia la ragione, qualunque sia la mia condizione umana passata, presente, futura, davvero non riesco a sopportarla. Si prega per umiltà e per ringraziamento, si prega per fraternità, si prega anche da atei. Quelli che sventolano il rosario come un'arma politica pregano per qualcosa che riguarda solamente loro. Sono preghiere a circuito chiuso. Se le tengano.