Camion alla Patria!
di Michele SerraLa quasi-autarchia che la Brexit ha imposto (autoimposto) all'Inghilterra è un esperimento interessante: anche per gli altri Paesi, che ne possono trarre utili indicazioni. Mancano camionisti e facchini, manca il lavoro degli immigrati stagionali, è quasi chiuso il rubinetto dell'immigrazione stabile, e i cosiddetti "lavori pesanti" rimangono piuttosto vacanti, a quanto pare.
Un'eventuale lettura "patriottica" di Brexit imporrebbe dunque che la gioventù britannica (non solo bianca: anche multietnica) rilevasse il peso di questa assenza, guidando camion, scaricando container, lavorando nei campi. Tra gli effetti virtuosi, anche quello di mettere in discussione, finalmente, l'idea vagamente razzista che i lavori duri non si addicano ai figli dell'Occidente, e siano dunque "naturalmente" destinati agli immigrati asiatici, africani, latinoamericani. Questa idea, in alcuni Paesi arabi, rasenta nuove forme di schiavismo; e in alcuni Paesi non arabi, nuove forme di classismo.
Sarebbe bello, dunque, che volonterosi drappelli di britannici stanziali, quelli che BoJo ha salvato dalla promiscuità europea e dalla confusione mondialista, abbandonassero i pub e si affollassero attorno ai nodi logistici, e alle sedi istituzionali, gridando "lo guido io, il camion! Dio salvi la Regina!". Ma non accade. Pare che non ne vogliano sapere, di fare il camionista e il facchino. Tanto che BoJo ha chiesto aiuto all'esercito. Come alternativa, aggiornando precedenti autarchie, può lanciare la campagna "camion alla Patria", in memoria di "oro alla Patria".