Che fatica il giudizio politico
di Michele SerraLa paurosa sentenza su Mimmo Lucano, ben al di là delle spiegazioni leguleie che valgono a soddisfare solo gli appassionati del genere, ha un pregio. Conferma che il vaglio giudiziario delle vicende umane non ci dispensa dal giudizio etico e dal giudizio politico, che sono a nostro carico. La giustizia non può prenderne il posto se non come parodia burocratica della verità umana (nella peggiore delle ipotesi: vedi questa sentenza) oppure, migliore delle ipotesi, come laboriosa applicazione di regole e leggi indispensabili alla vita di una comunità, e però scritte dagli uomini, dunque non Verbo.
Guai a rinnegare questa pratica dura e fondamentale, l'amministrazione della giustizia, che con tutti i suoi limiti serve a farci vivere insieme. Ma guai a pensare che basti un giudice a sollevarci dal diritto/dovere di avere un'opinione nostra sulle cose della vita.
Il giudizio su Lucano non muta di una virgola nemmeno se questa virgola è il colpo d'ascia del tribunale di Locri: è stato un generoso assemblatore di sogni e di solidarietà, a costo di aggiustare a favore dei suoi protetti regole dello Stato. Un disobbediente, non un delinquente. Allo stesso preciso modo il giudizio su Luca Morisi precede, e di molto, le carte a suo carico per storie di droga (da depenalizzare al più presto). Vale, per giudicarlo malissimo, il suo lavoro di avvelenamento doloso della Polis.
La decrepita polemica su indagini e sentenze applaudite o fischiate a seconda di chi ne è coinvolto sarebbe molto ridimensionata se il giudizio politico avesse, almeno in politica, più peso dei faldoni giudiziari che troppo spesso hanno sollevato partiti e opinione pubblica dalla fatica di prendere posizione in proprio, senza aspettare, comodi comodi, avvisi di garanzia e sentenze.