Una legge sul fumo molto fumosa
di Michele SerraDetenzione e spaccio di stupefacenti: per questi reati verrà processato a Parma il pioniere della cannabis light in Italia, quella con principio attivo inferiore allo 0,2 per cento.
Degli effetti dei cannabinoidi sulla salute si discute da ben prima che la marijuana entrasse tra i consumi quotidiani (la farmacopea ne fa uso dalla metà dell'Ottocento). Ma sarebbe più urgente discutere, qui e ora, degli effetti devastanti di una legislazione fumosa, così fumosa che in alcune zone d'Italia è reato ciò che in altre è legale, a seconda di come uomini di legge leggono e interpretano le stesse carte.
Questo significa che migliaia di contadini hanno coltivato, e centinaia di distributori e negozianti hanno messo in commercio, un prodotto che ritenevano legale; scoprendo solo dopo il raccolto che non lo era; oppure forse sì e forse no. Significa preparare il terreno e seminare una buona pianta, vederla crescere contando su un bel raccolto, e dopo il taglio vederselo sequestrare perché il seme legale è diventato fiore illegale.
Niente fa più rabbia di un raccolto che va a male, e non per la trascuratezza di chi lo ha lavorato, o per un rovescio del clima, o per un parassita. Ma perché l'interpretazione di una legge oscilla, come un vento illeggibile, sopra il campo.
La canapa è anche una questione contadina, è una fatica ripagata oppure cancellata da un avviso di garanzia. Di fronte a questa assurda altalena bisogna che il processo di Parma serva a fare chiarezza. Sarebbe, tra l'altro, quasi la chiusura di un cerchio: l'Emilia ebbe una fiorente tradizione nella coltivazione della canapa "comune", la sativa, cugina della indica, oggi pregiudicata, domani chissà.