L'amaca

di Michele Serra

L’autore dà voce alla sua ormai storica rubrica quotidiana. Nemmeno lui ha ancora capito se si tratti di una forma di schiavitù o di vanità... Dal martedì alla domenica, il podcast di Michele Serra su Repubblica.

Se Charlie Chaplin tornasse tra noi

Si moltiplicano le inchieste sulle condizioni di lavoro nella logistica, e in specie sulla spersonalizzazione del rapporto tra sottoposti e gerarchia, con i salariati ridotti a numero, a ingranaggio, a pezzi di ricambio: come in Tempi moderni di Chaplin, pensato e girato negli anni Trenta del secolo scorso, sublime parodia del fordismo e della catena di montaggio.
Chiunque passi accanto a quelle cattedrali orizzontali che sono i poli logistici, immani distese di merci spalmate lungo capannoni mai visti (ettari di estensione), tutti uguali a parte la mano di vernice, internamente definiti in centinaia di corridoi numerati, ha il diritto di domandarsi come potrebbero, luoghi simili, generare rapporti umani, non importa se conflittuali o amichevoli e solidali.
La nostalgia della bottega, dell'impresa familiare, del "piccolo e bello", è certamente passatista, e a rischio di essere reazionaria. Però, per aiutarci a una migliore sintonia con l'epoca, qualcuno ci spieghi meglio, per favore, come si costruiscono umanità e qualità (concetti che mi permetto di apparentare) dentro le sterminate cubature, gli infiniti numeri. C'è sicuramente una ratio economica, dentro l'accorpamento delle attività umane in enormi assembramenti, e con altrettanto enormi concentrazioni di potere e di denaro in poche mani. Ma se Chaplin tornasse tra noi, quasi un secolo dopo Tempi moderni, ci domanderebbe: ma qualche passo in avanti, come mai non l'avete fatto, in tutti questi anni?

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-amaca/2021/10/23/audio/se_charlie_chaplin_tornasse_tra_noi-423001772/

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