Se il nemico è uno solo
di Michele SerraÈ con un certo sollievo che leggo, nell'intervento di Gianni Cuperlo e Luigi Manconi a sostegno di una ripresa della battaglia politica contro l'omotransfobia, di un "eccesso definitorio" come punto criticabile della legge Zan. Un paio di mesi fa avevo scritto - nella rischiosa sintesi di questo rettangolino - esattamente la stessa cosa. Incorrendo in parecchi rimproveri. Mi sembra (considerate il volontario relativismo dell'espressione "mi sembra") che la declinazione dell'offesa sessista in un numero eccessivo di categorie offese (in continuo aumento) indebolisca, piuttosto che rafforzarlo, un concetto invece del tutto chiaro: nessun essere umano deve essere offeso o discriminato a causa delle proprie scelte sessuali, qualsiasi esse siano. Questo lo capiscono tutti. Possono essere favorevoli o contrari, ma lo capiscono tutti. Ben più arduo, e forse non utile, è dare fisionomia "legale" alla varietà (infinita) degli orientamenti e delle identità sessuali. Chi odia le deviazioni dal codice binario maschio/femmina le odia tutte insieme in una volta sola. Non distingue tra l'omo, il trans, il fluido, l'indefinito, il forse. Le lettere LGBTQ le odia tutte insieme, non una per una. Vorrebbe cancellarle tutte. Va difesa la differenza, va punito l'odio per la differenza. Se il nemico è uno solo (l'odio per la differenza), bisognerebbe che il fronte degli offesi semplificasse, e magari unificasse, la propria condizione di vittima. Mi rendo conto che il verso di Dalla "si farà l'amore ognuno come gli va" gode del privilegio dell'arte. Ma dice davvero tutto. E non è facile dare allo stesso concetto veste politica, men che meno legale. Ma questo è l'obiettivo a cui tendere: l'amore si fa come ciascuno lo intende, e impedire questa libertà è un crimine.