Le incognite del trasloco
di Michele SerraL'idea di Mario Draghi al Quirinale, anche se manifestata con le migliori intenzioni, e con la sagacia di chi sa come funzionano le cose a Roma, contiene in sé il sospetto che sia una maniera elegantissima per riaprire i giochi politici restituendo ai partiti quella libertà di movimento perduta nell'emergenza Covid. Il professor Cassese ci ricorda che il ruolo del Presidente, nel nostro ordinamento, è tutt'altro che simbolico. Ma è il capo del governo che governa, e a meno di pensare che Draghi dal Colle possa continuare a governare per interposta persona (ipotesi decisamente ingombrante anche per il "draghista" più acceso), l'impressione è che le incognite, con il trasloco di Draghi al Quirinale, sarebbero superiori ai vantaggi. Per giunta si darebbe l'idea che il nostro Paese, al netto del legittimo orgoglio per la forte ripresa economica e di tutti i bla-bla sulle medaglie d'oro, il talento, il valore, l'ingegno, la fantasia, i borghi che il mondo ci invidia, le tagliatelle e la mozzarella, eccetera eccetera, alla fine non disponga di una, dico una personalità decente che possa rassicurare il sistema politico e garantire la fine della legislatura, che per quanto sgangherata è l'espressione del voto del popolo italiano. In sostanza nel mio bar, dopo frettolose consultazioni, con scarsa competenza e zero autorevolezza, ci esprimiamo per la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi e per il rinvenimento, da qualche parte, di una degna persona, ambosesso, che possa farci sentire più o meno protetti e più o meno rappresentati quando fa il discorso di Capodanno. Ora cercheremo di organizzarci per fare lobby, e fare pressione. Ma non sappiamo da che parte cominciare.