Sono cosmopoliti anche i migranti
di Michele SerraSe Patrick Zaky ha ottenuto la scarcerazione lo deve anche alla sua cittadinanza di fatto: è parte di quella "gioventù europea" il cui ruolo - lo spiegava Luigi Manconi su questo giornale - ha avuto un peso decisivo nella mobilitazione politica e mediatica in favore dello studente egiziano. Bologna e la sua università lo hanno adottato e difeso senza pensarci mezzo secondo. Il mondo universitario, fino dai suoi albori medievali e anche nel suo etimo, è cosmopolita per natura. Ma il cosmopolitismo, che è un tessuto di legami e di sentimenti transnazionali e transculturali, ha un merito che è anche un limite: è colto, parla specialmente alle élite, si nutre di Erasmus e di master, viaggia a bordo delle borse di studio. Strano che, fin qui, nessuno della destra sovranista abbia definito radical-chic la mobilitazione universitaria per Zaky. Al massimo, non condividendone lo spirito e la matrice (cosmopolita, appunto), però esitando di fronte all'enormità dell'abuso giudiziario, l'hanno snobbata o disertata. Anche il caso Zaky, dunque, rinnova la tragedia politica del nostro evo: considerare la libertà e i diritti umani una specie di lusso che i meno abbienti non hanno il tempo e la voglia di praticare. Non c'è populismo o sovranismo che non confermi questa regola. Né Regeni né Zaky hanno scosso a fondo, nel nostro Paese, la sensibilità della destra politica. La fatica dei "giovani europei", dunque, dovrà diventare sempre di più quella di estendere anche ai migranti analfabeti l'abbraccio cosmopolita, levando ai sovranisti il loro alibi principale, che è quello di stare con il popolo lasciandolo morire di fame e di freddo alle frontiere.