L'uovo e la gallina
di Michele SerraNel caso Draghi si candidasse al Quirinale, lo farebbe con la garanzia di avere voti quanti ne bastano, ovvero con la garanzia dei partiti. Ma quanto vale questa garanzia? Quale effettivo controllo, in questa legislatura sfibrata dalle scissioni, hanno i partiti sui parlamentari? L'ipotesi più grama, e più scellerata, è che venga impallinato da bande di franchi tiratori, di cani sciolti e di avversari occulti (vedi i celeberrimi "centouno" di Prodi). Crollerebbero in contemporanea tanto l'enorme e fragile (fragile perché enorme) maggioranza di governo quanto il progetto di stabilizzare il Paese per altri sette anni mandando Draghi al Quirinale.
Se non si sente parlare di questo scenario da film catastrofista significa che non è realistico, tanto è vero che nessun commentatore autorevole, nessun cronista informato ne fa cenno. Tutti pensano che l'eventuale candidatura di Draghi al Colle sia blindata. Ma nel mio bar invece se ne parla, abbandonandosi a un lieto e irresponsabile complottismo da aperitivo. Alla vecchia visione cinica della politica ("vorrai mica fidarti di quella gente lì?") si aggiunge la nuova moda distopica ("dai retta, ci vuole niente per mandare tutto a gambe all'aria").
Nel dubbio, al bar continuiamo a preferire Draghi a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura, poi si ricomincerà finalmente a litigare come si è sempre fatto. Si sa che i bar sono conservatori, meglio un uovo oggi che una gallina domani, eccetera. Per fortuna i bar non contano niente, e dunque Draghi deciderà per suo conto come e dove trascorrere il 2022. La sola cosa certa, nell'attesa, sono i miei affettuosi auguri di Buone Feste ai lettori di Repubblica.