Franchezza alpina
di Michele SerraIl generale Figliuolo, forse perché non ha elettori da blandire, ha messo a paragone una coda voluttuaria (per accaparrarsi merci con lo sconto) e una coda necessaria, quella per i tamponi, invitando gli italiani a non fare troppe storie e a pazientare per la coda necessaria così come fanno per la coda voluttuaria. Insomma: se fate la coda per uno smartphone, potete anche farla per la salute pubblica. Ogni volta che la classe dirigente dice qualcosa di ruvido bisogna rallegrarsi, perché la regola è non scontentare nessuno e cercare di dire sempre cose popolarissime, secondo demagogia e secondo ruffianeria. Non solo i politici con gli elettori, anche le aziende con i clienti fanno di tutto per non urtare suscettibilità e, come si diceva una volta, lisciare il pelo. Ciò che terrorizza chi parla non è dire fesserie, o menzogne, è dire cose che possano irritare questa o quella lobby dei permanentemente offesi, questo o quel crocchio social, questa o quella piccola centrale emotiva in grado di scatenare il malumore, sia pure per lo spazio di un mattino. Tremendo pericolo dell'epoca è la sottomissione di pensieri e parole agli indici di gradimento e alle classifiche di popolarità. La paura del giudizio altrui esiste da sempre, ma da quando il giudizio altrui si manifesta come un'armata, e organizza lo stigma con la medesima arroganza una volta monopolio del potere, parlare chiaro e parlare in proprio diventa sempre più complicato. Figliuolo è un alpino, non un politico, non un intellettuale, bisognerebbe che politici e intellettuali ritrovassero una certa franchezza alpina.