Un dramma che sia all'altezza
di Michele SerraIl Salvini che da un lato giura fedeltà al vecchio re cadente, Berlusconi, dall'altro briga per trovare un altro candidato, dunque per commettere tradimento, potrebbe avere qualcosa di scespiriano (poche figure, come quella del traditore, hanno pari spessore drammaturgico). La cosa lo riscatterebbe, a ben vedere, perché fin qui il suo palcoscenico era stato molto più basso, i cori ultras contro i napoletani (che poi magari lo votano, ma peggio per loro), le citofonate a sorpresa come negli scherzi che facevamo tutti a dodici anni, le felpe identitarie per una identità da felpa, i post con birra e Nutella (evoluzione di birra e salsicce), le adunate al Papeete, le bastonature online della Bestia, una specie di eterna goliardia da fuori corso (non è più un ragazzo, ormai viaggia verso i cinquanta), insomma niente di veramente fosco e grandioso. Noi tifiamo, dunque, perché si compia fino in fondo il tradimento, non solo perché il tradito, vale a dire il Berlusca, finirebbe infine e per sempre dietro le quinte, riposto nei bauli di scena, per il meritato riposo. Anche perché vorremmo meritarci un cattivo all'altezza del ruolo: per quanto mediocri, e coscienti di esserlo, avremmo ambito ad avere nemici di serie A, malvagi quanto basta per provocare la meraviglia del pubblico. Fino a qui è mancata, nel centrodestra italiano, l'evoluzione diciamo così ordinaria, quella che rassicura, che fa dire "dopotutto, come vicini di casa, non sono male". Puntiamo dunque a una evoluzione traumatica, straordinaria, spettacolare, tutta in una volta, con Berlusconi che procombe, pugnalato alle spalle, e il Salvini, dietro le tende, che sogghigna con il pugnale insanguinato. La serpe in seno. Il colpo di scena. Sipario, applausi, e finalmente si passa all'atto successivo.