Un cubo di Rubik inceppato
di Michele SerraSembra di capire (e sottolineo il "sembra", perché la nebbia è fitta) che più i partiti si ingarbugliano, sbagliano nome o sbagliano tattica, o peggio ancora non hanno nomi né tattica, più le chance di Mario Draghi al Quirinale aumentano. Questo rapporto direttamente proporzionale tra il malfunzionamento della politica e l'eventuale ascesa di Draghi non farebbe che replicare, elevandolo al quadrato, lo stesso meccanismo che ha già portato Draghi a Palazzo Chigi. Stessa malattia, stessa medicina. Tralasciando la non piccola questione che non siamo una Repubblica presidenziale, e dunque Draghi non potrebbe, sulla carta (anzi, sulla Carta), governare anche dal Colle; e che dunque alle sue spalle, con il Parlamento che sembra un cubo di Rubik inceppato, potrebbe scatenarsi il finimondo, con regolamenti di conti e ulteriori fratture; ci si domanda, banalmente, quando finirà, e se finirà, la lungodegenza dei partiti e del Parlamento, ovvero del gioco politico così come dovrebbe (dovrebbe) svolgersi. Continuo a sperare - in stretta minoranza - che Draghi rimanga a fare il suo lavoro, fin qui ben fatto, e diventi presidente una persona altra. Una persona perbene, ovviamente, e pacata, e capace, il cui compito, a ben vedere, non è scongiurare un'invasione aliena, o riscrivere la Costituzione daccapo, ma portare a buon fine una legislatura e vigilare sulla prossima. Sarebbe una prova di normalità, ovvero di discontinuità rispetto alla logica emergenziale, parecchio ansiogena e, volendo, non molto professionale, che domina da troppi anni la politica italiana. Forse per uscire dall'emergenza non basta un oplà. Ma un minimo di ottimismo e di fiducia in se stessi aiuterebbe.