Una folla di prestanome
di Michele SerraDai tre ai quattro milioni di italiani sono stati raggiunti dall'hashtag #DiMaioOut. Un'onda d'urto che farebbe pensare a una gigantesca folla che chiede la testa di una persona. A un movimento di massa. Ma un analista, Pietro Raffa, si è preso la briga di verificare. E dentro il gigante ha trovato un nano.
Riassumendo: "promotori" dell'assalto sono 289 profili Twitter. Di questi i primi dieci, diciamo così i motori della campagna, sono fake. In italiano: fasulli. Non persone, dunque, o associazioni, ma alias, fantasmi, finte presenze. In termini di malavita tradizionale potremmo definirli prestanome. E non è tutto: 125 account (quasi la metà del totale) sono americani: Di Maio nemmeno sanno chi è, hanno meccanicamente eseguito un compito per conto terzi. Macchine.
Quanto costa comperare il software che produce, a dozzine, falsi account? Duemilacinquecento euro. Più o meno il costo di un killer in Messico. Prezzi stracciati. Quanto costa comperare mille follower (finti) su Twitter? Cento euro.
Non fidandomi del mio giudizio, passibile di essere "novecentesco", affido il commento finale di questa vicenda, disgustosa e impunita come centinaia di analoghe bastonature online, al giovane deputato cinquestelle Sergio Battelli: "È incredibile che un movimento che ha fatto della democrazia il proprio mantra usi le picconate social, con tweet che lanciano hashtag gestiti da profili fake". Postilla: non è incredibile solo per quel movimento. È incredibile che almeno la metà degli esseri viventi sia in costante ostaggio di questo fetido imbroglio.