Un testimonial antiproibizionista
di Michele SerraIl Salvini ha mirabilmente riassunto, a sua insaputa, il complesso dibattito sull'antiproibizionismo. Apostrofando una giornalista, in uno di quei capannelli mediatici che si formano davanti agli androni dei palazzi romani, le ha detto: "Lei è libera di farsi le canne, io sono contro le droghe e contro la coltivazione e la vendita delle droghe". Il Salvini ne deduce, chissà, una equa e libera divisione delle scelte. Favorevoli e contrari. Ma non è così. Perché il Salvini è effettivamente libero di non drogarsi, ma la giornalista non è affatto "libera di farsi le canne". Il proibizionismo prevede che le cosiddette droghe (concetto che comprende sostanze molto dissimili per effetti e per nocività) siano illegali, che sia reato coltivarle e commerciarle, costringendo chi ne fa uso a rivolgersi al mercato nero, e dunque alimentando a dismisura l'illegalità, i proventi di mafia, un'evasione fiscale valutabile in miliardi. Anche io, proprio come il Salvini, sono contro le droghe, con ampia deroga concessa al vino bianco e al vino rosso (in ordine di gradimento, mi perdoni Gianni Mura). Ma al contrario del Salvini sono fermamente antiproibizionista perché non ho la pretesa che la mia ostilità alle droghe diventi dogma, e non sono così prepotente, e così ottuso, da pensare che l'universo mondo debba conformarsi ai miei gusti, oppure, per punizione, affollare direttamente o indirettamente le galere. Allo stesso modo, tanti anni fa, chi era contrario al divorzio voleva costringere a non divorziare anche chi voleva farlo, per necessità o per scelta. L'intolleranza si ammanta volentieri di buoni e sani principi: i suoi.