Poliziotti e borsette
di Michele SerraIl giovane influencer Tommaso Zorzi è stato fermato da due agenti per le strade di Milano perché indossava una borsetta. Credevano fosse rubata, non avvezzi ai liberi costumi, e alle libere mode, che attraversano l'epoca. Un terzo agente, che aveva lo sguardo più a fuoco su quanto accade a Milano centro, è intervenuto per spiegare ai due colleghi che era tutto a posto.
Zorzi si è giustamente risentito, tanto evidente è il pregiudizio che lo ha costretto a spiegazioni sgradevoli e non necessarie. E a parte qualche omofobo militante, non c'è essere umano che non si dispiaccia dell'incidente.
Ci sarebbe però anche una coda del discorso, se la comprensione per le persone è da tenere in conto anche quando riguarda i meno dotati, i meno veloci, i meno illustri. Penso ai due poliziotti. Non per pasolineggiare a buon mercato, ma sono contemporanei pure loro, non solo l'influencer che la sa lunga. Loro la sanno corta: e il pregiudizio appartiene, oltre che a loro due, a moltitudini di persone, incredule alla vista di un ragazzo con la borsetta. Il pregiudizio non germina ai piani alti, tantomeno nelle case di moda e negli studi televisivi dove Zorzi lavora libero e protetto. Viaggia nei bar e abita nelle case, vive nelle abitudini e nelle pigrizie. Non che per questa sua popolarità il pregiudizio sia meno grave e meno doloroso. Ma indignarsi lascia il tempo che trova, l'indignazione accomoda il momento ma non lascia tracce, è una merce così a buon mercato che sui social se ne trovano tonnellate.
Servono, come per tutte le cose, insieme alla denuncia anche educazione, pazienza, spirito quanto ne basta per non offendersi più del necessario, e un'idea di inclusività così estesa, e così radicale, che non lasci indietro lo sbirro che si è reso ridicolo.