Se non volete che Putin vinca
di Michele SerraSe i ballerini ucraini, su esplicita indicazione del loro governo, non possono più esibirsi nel Lago dei cigni perché l’ha scritto (centocinquanta anni fa) il russo Ciajkovskij, vuol dire che Putin ha vinto. Ha vinto il nazionalismo, ha vinto la guerra, ha vinto l’ottusa classificazione dell’umanità su basi etniche tra l’altro sempre scivolose (Ciajkovskij aveva origini ucraine).
Hanno perso la cultura, che è sovranazionale per vocazione, e la musica, che lo è anche per sua natura: non è un linguaggio di parole, è un linguaggio di frequenze, è matematica, negli Incontri ravvicinati di Spielberg la sola chiave giusta per comunicare con gli alieni è una sequenza musicale di cinque note. L’aggredito non può ragionare come l’aggressore, salvo perdere in larga misura la potenza e l’efficacia delle sue ragioni conclamate, che sono quelle della democrazia e della libertà: entrambe odiate, programmaticamente, dall’invasore.
C’è una diversità da difendere e da rivendicare anche sotto aggressione, anche a sangue caldo. L’Europa, sotto lo schiaffo del terrorismo islamista, perfino dopo la mattanza obbrobriosa del Bataclan, reagì contenendo con forza le pulsioni islamofobe interne, e rispondendo con la rigorosa difesa del diritto e della tolleranza. Soccorra dunque il governo ucraino, che chiede di farne parte, anche con qualche buon consiglio. La russofobia, per gli ucraini, è un istinto oggi del tutto comprensibile, ma da tenere fortemente a bada se deve essere un futuro europeo il fine ultimo della loro resistenza.