Sosia di tutto il mondo unitevi
di Michele SerraAppurato che siamo bestie feroci - che altro? - riusciamo però a segnare qualche punto anche come figure comiche, con quel tanto di fatica intellettuale che la comicità richiede. (La tragedia la capiscono tutti, le battute spesso sfuggono al pubblico). Non sarà dunque la bellezza a salvarci, come ripetiamo ogni trenta secondi rischiando di impantanarci in una retorica senza scampo. Sarà, piuttosto, il senso del ridicolo: quando riusciremo a vederci per quello che davvero siamo potremo concederci quel momento di riflessione inutilmente atteso per secoli. Dico questo perché è semplicemente irresistibile (e parrebbe perfino vera) la notizia che il sosia di Zelensky è riuscito a fuggire dall'Ucraina con l'aiuto del sosia di Putin e del sosia di Kim Jong-un. Nemmeno gli sceneggiatori di Franco e Ciccio potevano concepire un simile capolavoro. Non so se esista una Internazionale dei sosia, o quanto meno un albo professionale. Ma fa piacere sapere che, almeno loro, si parlano. Ricordo il sosia di Pavarotti che stazionò, per anni, davanti all'Ariston durante il Festival di Sanremo, e poi scomparve, poverello, con la scomparsa del suo modello. Ora, fino a che siamo in tempo, bisogna che i sosia di Putin, Zelensky e Kim, insieme a quelli di BoJo, Bolsonaro, Biden e altre figure purtroppo reali del Gotha politico mondiale, convochino una seduta dell'Onu sosia, che in Mondovisione proclami la pace sosia in un mondo sosia. Pazienza per l'inverosimiglianza (il sosia di Putin, in fotografia, non sembra per niente Putin, ma Lee Van Cleef senza baffi), quella che conta è l'intenzione.