Per incontrare Popov
di Michele SerraL'eventuale viaggio del Salvini a Mosca non deve far pensare a trame losche o, al contrario, all'eroica sortita. Men che meno a calcolate manovre anti qualcuno o anti qualcosa. Semplicemente, si tratta di una sua voglia personale. Sarebbe dunque, il Salvini a Mosca, in perfetto tono con l'epoca nella quale tutto deraglia e tutto implode, tranne, appunto, le scelte personali, che sono l'unica bussola intellegibile, l'unica ragione da giocarsi in rete con convinzione, in cerca di un mazzetto di "mi piace". L'io non conosce crisi istituzionali o appannamento politico, e anzi nelle crisi istituzionali e nell'appannamento della politica minaccia di diventare la sola autorità riconosciuta. Il Salvini ha il pieno diritto di andarci, a Mosca, così come lo avrebbero anche Mara Venier, la squadra azzurra di sci o addirittura il sottoscritto, allo scopo di incontrare, ovunque ci si possa sedere con una birra in mano, un russo, o dei russi, e con loro fare due chiacchiere, con il tono grave che la situazione richiede. Il fatto che abbiamo un governo, un presidente del Consiglio, un ministro degli Esteri, un presidente della Repubblica, una del Senato e uno della Camera, un corpo diplomatico, può scalfire di ben poco la decisione del Salvini di trattare personalmente. Riesce perfino difficile spiegargli perché sarebbe meglio di no. Ormai l'abitudine, non solo sua, di vivere in ordine sparso, e di rispondere solo ai propri follower, è regola radicata. Incontrando Popov, gli dirà: piacere, Salvini. Probabile che anche il Popov rappresenti solo se stesso. Speriamo che almeno tra loro due riescano a mettersi d'accordo.