Le conseguenze di Brexit
di Michele SerraSecondo diverse segnalazioni, il passaporto italiano (e quello di altri Paesi europei) spesso non basta più per salire su un aereo diretto in Inghilterra. Ci vuole un secondo documento di identità, perché, come ha spiegato un'assistente di terra di Ryanair a una passeggera esterrefatta, "troppi passaporti italiani sono falsi". Sospetto esteso anche ai passaporti (e ai passeggeri) di altri Paesi europei. Nell'epoca in cui basta un aggettivo sbagliato per strillare alla discriminazione (di genere, di abbigliamento, di peso-forma), stupisce che un così macroscopico sopruso ai danni della nazionalità (country-shaming!!) non travolga i suoi fautori. Le autorità inglesi sull'immigrazione negano di avere dato indicazioni di questo genere alle compagnie aeree; ma le compagnie aeree, il cui interesse è trasportare più clienti sia possibile, molto difficilmente prenderebbero autonomamente una decisione così cretina e detestabile, se non rischiassero di vedere respinti, negli aeroporti britannici, i loro passeggeri, con l'obbligo di rimpatriarli a spese delle stesse compagnie. Che Brexit non fosse un'iniziativa amabile e solidale, lo si sapeva. Che puzzasse di vecchio, anche (BoJo ha vinto grazie al voto dei più anziani). Ma che riportasse indietro gli orologi all'epoca in cui la Manica separava Paesi ostili, per secoli in guerra tra loro, era sperabile non accadesse. L'idea che un passaporto europeo "non basti" a certificare il diritto di sbarcare nell'Isola è patologica. Rivela un sottofondo razzista del quale Brexit, dispiace dirlo, è un sintomo lampante.