Che anno è, Mr Musk?
di Michele SerraTra le mirabolanti innovazioni tecnologiche di Elon Musk evidentemente manca un marchingegno (una app, un chip, un clic, un bip, un quid) che permetta di ridisegnare il più decrepito, il più obsoleto dei meccanismi novecenteschi, anzi ottocenteschi: il rapporto tra capitale e lavoro. Musk ha inventato l'automobile che pensa e l'astronave per Marte, ma in vista di una probabile recessione economica fa esattamente quello che avrebbe fatto qualunque padrone fordista cento anni fa: annuncia diecimila licenziamenti. Cento anni passati invano.
Scaricare il rischio d'impresa sui lavoratori, inevitabilmente in carne e ossa in attesa che un esercito di avatar li rimpiazzi, è una cosa vecchia come il cucco, uguale identica dalle miniere di sale fino alla mitica Silicon Valley, e chissà se i giovani ingegneri e tecnici e programmatori che avanzano verso il futuro con le maniche della camicia bianca rimboccate, o in t-shirt come i loro condottieri miliardari, si accorgono di avere la stessa postura e magari lo stesso destino dei braccianti di Pelizza da Volpedo: pezzi di ricambio.
Viviamo uno strano evo, tutto è incredibilmente nuovo eppure tutto incredibilmente vecchio, l'orologio della storia non sembra misurare alla stessa maniera l'innovazione delle merci e quella dei rapporti tra gli esseri umani, che rimangono piuttosto primitivi.
Perfino Joe Biden, che non è Carlo Marx, ha preso pubblicamente per i fondelli Musk facendogli notare che altre imprese dell'auto nel frattempo assumono, e augurandogli "buon viaggio sulla Luna".