La malora di Roma
di Michele SerraPensavo che tutte le prime pagine dei giornali nazionali, tutte le aperture dei telegiornali, sarebbero state monopolizzate, per giorni, dalla terribile catena di incendi tossici a Roma, con la diossina alle stelle. Pensavo anche che nessun partito italiano, nessun leader politico italiano avrebbe avuto altro argomento che questo, la capitale del Paese brucia e sono quasi certamente incendi appiccati dalle mafie che fanno ciò che vogliono, e sanno che il loro profitto e il loro potere sono proporzionali al degrado, al sopruso, allo scempio del bene pubblico come regola, alla sopraffazione come sola legge applicata con costanza. Sbagliavo. E dunque ha ragione Nadia Terranova, “è come se la degenerazione fosse un destino e non materia politica, un pedaggio e non una catena di cause umane e umani rimedi possibili”. Roma è data per spacciata, questo è lo stato delle cose: ingovernabile, irredimibile, votata a vivere come se fosse, in quanto comunità di uomini, già morta. Una città condannata a bruciare per sempre, scrive Terranova. E’ un’immagine infernale e vale, perfino come impatto visivo, tanto quanto il collasso della Marmolada o una delle alluvioni che periodicamente sventrano Genova. Una delle città più famose del mondo sovrastata da nubi fetide, il sereno del cielo estivo oscurato dal nerofumo. Amici romani, per niente assuefatti, spendono la parola “angoscia”. Angoscia è quando l’ansia diventa insostenibile e quasi manca il respiro (viene da angustia). Di che altro dovrebbe occuparsi, la politica, se non di una capitale che fatica perfino a respirare, e potrebbe tornare a farlo solo a patto di accettare di convivere, in eterno, con la sua malora?