Sospesi tra padri e figli
di Michele SerraLa legislatura era cominciata con la sconquassante immagine di un Parlamento molto ringiovanito, specie sull’onda della imprevedibile vittoria elettorale dei Cinquestelle. Ci si era un po’ dimenticati, strada facendo, di quell’urto generazionale, ma ce lo ritroviamo davanti nel duro confronto tra Draghi e Mattarella da una parte, e quello che resta dei Cinquestelle dall’altra.
Quello in atto è anche un confronto tra padri molto autorevoli e figli che non sono stati capaci di esserlo, malgrado il potere legittimamente strappato nelle urne e malgrado la partecipazione a tre governi. Entrare nella stanza dei bottoni e non sapere quali schiacciare, è un poco questo il mesto riassunto della parabola grillina.
Qualcuno se ne compiace, e non si può negare che l’irruzione di cinque anni fa, che fu baldanzosa e spesso ben oltre i limiti dell’arroganza, si sia poi risolta in un pasticcio inaudito, con il record mondiale di defezioni, ripensamenti, cambi di casacca.
Ma è un compiacimento un poco triste e un poco gretto, perché ritrovarsi ancora una volta abbarbicati all’autorevolezza dei padri lascia totalmente in sospeso il problema della inevitabile trasmissione delle responsabilità, e del potere, ai figli. Massimo Recalcati inchioda i Cinquestelle allo status di adolescenti incapaci di crescere, ma santo cielo, si tratta in larga parte di quarantenni e di trentenni. Non è un problema solo loro, è un problema di tutto il Paese ritrovarsi con un gap così madornale tra settantenni ancora capaci di guida e quarantenni ancora senza patente. Che ci sia un nesso tra la forza onnipresente dei padri e la debolezza dei figli?