Strana destra, strano Paese
di Michele SerraBreve sunto delle chiacchiere della prima settimana post voto. Campione: parenti, amici e conoscenti in larga parte orientati a sinistra. Vi risparmio le maledizioni e le lagne sulla sinistra, a questo punto perfino eccessive oltre che risapute. Il dato clamoroso è un altro: Meloni desta meno timori e meno antipatie dei suoi due accodati, il Salvini e il Berlusca. Sul Salvini la frase più gentile è: "è molto più fascista della Meloni". Sul Berlusca, solo parole irriferibili. Credevo fosse una mia devianza personale, constato che è invece piuttosto diffusa: quella che - sulla carta - è la più a destra, viene considerata, nel campo opposto, con minore ostilità rispetto ai suoi alleati, il cui discredito, almeno presso il piccolo campione di cui sopra, è irrimediabile. Può darsi che si sottovaluti il tasso di autoritarismo, o di ingordigia, o di inettitudine, della nuova classe dirigente meloniana. Può darsi che si sopravvaluti la quantità di danni che il Duo Spompati (Berlusca e il Salvini) è ancora in grado di infliggere al Paese. Ma intanto, così stanno le cose. Ne consegue un certo tifo, distaccato ma convinto, per una composizione del governo con pochi leghisti e berluschini. Meglio se con parecchi tecnici. Nell'ipotesi che io non frequenti solo pazzi (per altro con i miei stessi sintomi), ne deriva che la destra italiana è siffatta da dover contare, per esistere e governare, soprattutto sulla sua componente ex fascista. Per altro, è quanto gli elettori hanno decretato, dando ai Fratelli d'Italia, da soli, il doppio dei voti dei loro alleati "moderati" messi assieme. Chissà quando, oltre al dibattito stremato e noiosissimo sulla sinistra, avremo il beneficio di un dibattito minimamente serio anche sulla destra.