Spaventati no, preoccupati sì
di Michele SerraSuggerisco a chi lo avesse perso di leggere l'articolo di Luigi Manconi nella sua rubrica su Repubblica online. Si parla di carceri e carcerati, argomento molto caro all'autore. Ma, per esteso, si parla della nostra situazione politica e, direi, della precarietà psicologica, e pure logica, della nostra Polis.
In breve. Manconi invita a smetterla con la fessa ipotesi (fessa e falsa) che la sinistra abbia perso le elezioni perché ha lanciato un allarme antifascista a vanvera. Nessuno ha detto - perché nessuno lo ha pensato - che una vittoria di Meloni avrebbe significato l'instaurazione di un regime. Piuttosto, è stato detto da più parti che un governo di destra, in applicazione delle proprie convinzioni politiche, potrebbe mettere in atto misure restrittive dei diritti (aborto e fine vita, per fare i due esempi più evidenti). E questa è tutt'altra cosa. Non è criminalizzazione ideologica, è legittima ostilità politica a quelle misure.
A riprova della perfetta liceità di queste preoccupazioni, Manconi riporta dichiarazioni di tre esponenti di punta di Fratelli d'Italia contrari alle pene alternative. Poche storie: in galera, e non fatela troppo lunga. Non esattamente in linea con Cesare Beccaria.
Ovvio che chi punta al reinserimento sociale dei detenuti se ne preoccupi assai, e denunci il probabile giro di vite. Il fascismo non c'entra, c'entra la lotta politica qui e ora, c'entra il conflitto tra concezioni del sociale, e direi dell'umano, radicalmente differenti. Lo "scegli" di Letta non si riferiva a niente di fumoso, o di anacronistico, o di sovreccitato. Si riferiva ai prossimi cinque anni di legislatura e a questioni come quella sollevata da Manconi. Al concreto svolgersi del nostro futuro prossimo.