L'amaca

di Michele Serra

L’autore dà voce alla sua ormai storica rubrica quotidiana. Nemmeno lui ha ancora capito se si tratti di una forma di schiavitù o di vanità... Dal martedì alla domenica, il podcast di Michele Serra su Repubblica.

Il tatuaggio che spiega

 La Lega abbonda di fascisti: è un dato di cronaca, non un giudizio. Dico la Lega del Salvini, non quella di Bossi, che era becera e aggressiva, ma fascista no. Dunque non si capisce perché il segretario leghista di Bologna, Di Martino, si senta in obbligo di cancellare un tatuaggio nazista: si chiama ipocrisia. Il Salvini, difficile dire se per calcolo o per incidente, è stato negli ultimi anni una vera e propria calamita, per i fascisti delle ultime generazioni. Si rileggano i fluviali file della Bestia, commento per commento, si rileggano i fatti di cronaca (era leghista, mica altro, quel Traini che a Macerata sparava ai “negri” per poi avvolgersi nel tricolore; è leghista l’assessore alla sicurezza che a Voghera ha freddato un immigrato fuori di testa); si ripensi al Salvini che benedice chi spara ai ladri mentre è ministro degli Interni, dunque teoricamente difensore della legge italiana, che non è quella del taglione; si ripensi alla Lega come partito del tiro a segno e delle armi da fuoco, come da iconografia social di lungo corso, sindaci con la pistola, da Gentilini in poi, e grande cordialità con i club del grilletto di tutta Italia. Fossi fascista, per me il Salvini sarebbe un idolo, altro che la Meloni, già pronta per il tailleur governativo. E dunque, signor segretario leghista di Bologna, non si vergogni del suo tatuaggio. Non lo declassi a errore di gioventù. Lo rivendichi. Lei occupa, coerentemente, l’estrema destra dell’arco politico. Non ceda al perbenismo governista. E’ utile a tutti noi sapere, nella geografia politica italiana, quali sono le fisionomie, quali gli attori.   

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-amaca/2022/10/11/audio/il_tatuaggio_che_spiega-423002991/

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