Che si mettano in proprio
di Michele SerraLa Bibbia come argomento politico, fin qui, era una tipica situazione americana (più recentemente, anche sudamericana). Tra l’orazione religiosa e il comizio, laggiù fanno una certa fatica a distinguere, anche perché l’ultimo degli imbecilli, o dei furbastri, citando “la parola di Dio” si sente su ben altro piedistallo. Ho sempre pensato: almeno questo ci verrà risparmiato. La lunga epoca democristiana fu densa di molti peccati, non quello di confondere Cesare e Dio. Avevamo il Vaticano in casa, non la Bibbia in Parlamento. Il vecchio cinismo cattolico qualche pregio lo possiede. Ci ha pensato il senatore Lucio Malan (Fratelli d’Italia) a chiarire che anche quell’antica illusione è tramontata. Spiega che l’omosessualità è un abominio perché lo dice la Bibbia, tal quale un imam direbbe che il giudizio sui comportamenti umani sta scritto nel Corano, inutile aggiungere pensiero, o esperienza, o vita, o mutamento, a quanto “sta scritto nel Libro”. Se tutto è già scritto, a che serve aggiungere? A parte ogni considerazione sull’invadenza (detestabile) che le credenze religiose private hanno sulla scena pubblica, ciò che ripugna maggiormente è l’espediente meschino, il farsi riparo. Dica il senatore Malan che è lui a detestare l’omosessualità, e la sua fobia ci sembrerà non meno preoccupante, ma più onesta. Fare l’omofobo sotto l’ombrello di un libro di tremila anni fa è, prima di ogni altra cosa, un atto di viltà. Citare la Bibbia per dire di sé è un tantino esagerato, abbiano il coraggio, i Malan di ogni latitudine, di mettersi in proprio.