La destra faccia una cosa di sinistra
di Michele SerraChe esito abbia avuto la svolta della Bolognina (novembre '89) è sotto gli occhi di tutti. Ha separato per sempre le sorti della sinistra italiana dalle sue radici comuniste (che erano, badate bene, quelle maggioritarie) al prezzo di una lunga e ancora irrisolta crisi identitaria. Che esito abbia avuto la svolta di Fiuggi (gennaio '95) è sotto gli occhi di tutti: è rimasta in larga parte lettera morta, al punto che quasi trent'anni dopo illustri esponenti della destra di governo celebrano la nascita del Movimento Sociale, fondato dagli eredi di Salò approfittando dell'inclusività della democrazia antifascista. Che generosamente ospitò chi la odiava. A conti fatti, e al netto delle opinioni: Occhetto ha vinto la sua battaglia, Fini ha perduto la sua. I giornali di destra, largamente egemoni per numero e per baccano, potrebbero riscoprirsi utili alla causa (la loro causa!) dedicando a questo grande e irrisolto nodo storico almeno una parte delle pagine consacrate stabilmente allo sputtanamento e al dileggio di chi di destra non è. Anche se la riflessione non è il loro ramo, non è mai troppo tardi per provarci. Gianfranco Fini disse, a Fiuggi: "Dobbiamo uscire dalla casa del padre con la certezza di non farvi più ritorno". Lo ricorda Umberto Gentiloni nel suo desolato e illuminante editoriale su questo giornale. Fini, per avere osato la profondità nel regno della superficialità (regnava Berlusconi) venne massacrato dalla sua stessa parte politica. Dedicarono a suo cognato molte più pagine che al suo pensiero. Meriterebbe, quasi trent'anni dopo, una rilettura intelligente. La destra faccia una cosa di sinistra: pensi.