Greta e il volume dei cilindri
di Michele SerraChe cosa può esserci nella testa di un campione sportivo americano di 36 anni, molto ricco, tale Andrew Tate, che scrive a Greta Thunberg per vantarsi della cilindrata delle sue automobili sportive e del suo personale contributo all'inquinamento? Non basterebbe un simposio di psichiatri per arrivare a una diagnosi. Imbocchiamo dunque quella classica e utile scorciatoia che è il buon senso popolare: il problema di quel signore è che, come si direbbe a Milano, è un pirla. A Genova, belinone. A Roma, fregnone. Nel Veneto, mona. Eccetera. Sono tutti epiteti di origine sessuale, in genere perfino affettuosi. Il pirla non è cattivo. È pirla. Anche Thunberg, nella sua brevissima replica, imbocca questa strada, ma con una variante impeccabile. Dice al tizio, secca secca: tu ce l'hai piccolo (altrimenti non vanteresti il volume dei tuoi cilindri). Mettendo da parte gli scrupoli - non bisogna discriminare quelli che ce l'hanno piccolo, eccetera - credo che sia la frase più indovinata da indirizzare ai maschi che vantano il proprio garage o il proprio arsenale o la propria ricchezza. Non è una questione morfologica, ovviamente. A volte anche quelli che ce l'hanno supersonico si comportano come se ce l'avessero piccolo. È una questione politica: chiunque inneggi al proprio diritto di prevaricare, inquinare, sottomettere gli altri, merita il sospetto di agire per compensazione delle proprie paure e/o mancanze, dunque merita l'epiteto (smalldick) utilizzato da Greta. Un'ultima cosa. O questa ragazza è una fuoriclasse, o ha uno staff molto più attrezzato di quello di tanti capi di governo. In ambedue i casi, non è una che ce l'ha piccolo.