L'acqua in cui nuotano i buoni
di Michele SerraIn un paese di vecchi, fanno spicco le immagini della piccola manifestazione di giubilo antimafia di Castelvetrano, la città di Messina Denaro, nella sera del suo arresto. Bambini e ragazzi delle scuole, boy-scout in divisa (molte le ragazze), un'età media verdissima, quasi come quella dei lunghi cortei di Fridays for Future, e dei militanti ambientalisti. In entrambi i casi - la lotta di liberazione dalla mafia, la difesa degli equilibri ambientali - la posta in gioco è il futuro, dunque è fisiologico che siano soprattutto le persone giovani, che hanno tutta la vita ancora da vivere, a sentirsi coinvolte. È di loro che si parla, quando parliamo di futuro. Ma gli adulti non si sentano esclusi. Impossibile non pensare al lavoro paziente e prolungato di insegnanti, educatori, attivisti, preti, sindacalisti, dirigenti politici che lungo gli anni, diciamo da Capaci in poi, hanno capito e voluto che, insieme alla guerra sul campo - le indagini, gli arresti, i processi - la mafia dovesse essere combattuta sul piano culturale e politico, giorno dopo giorno, soprattutto nelle scuole. La Costituzione contro i codici tribali degli uomini d'onore, Falcone e Borsellino come eroi della parte giusta (da ragazzi gli eroi sono importanti), questo il lavoro fatto, ed è un lavoro che ha lasciato tracce profonde. Nelle poche immagini della festa civile di Castelvetrano si vedono anche facce adulte, quasi sempre in secondo piano. Si intuiscono l'insegnante, il genitore orgoglioso, qualche figura civica significativa. Si intuiscono i buoni maestri, che per fortuna ci sono e lavorano sodo, non meno dei boss. C'è anche un'acqua in cui nuotano i buoni, e annegano i cattivi.