La Lombardia si difende
di Michele SerraChe la Lombardia sia, da anni, la regione più inquinata d’Europa, influirà nelle elezioni regionali di oggi? No, non influirà. Perché il voto lombardo è un voto massicciamente ideologico, nel senso più profondo del termine: tende a premiare e difendere a oltranza un “mondo”, una maniera di lavorare e di vivere che ha garantito benessere ai padri e di riflesso ai figli, al prezzo di un consumo di suolo altissimo e di un livello di inquinamento spaventoso. Su quel prezzo, la maggioranza dei lombardi (e mica solo loro) preferisce sorvolare. Toccherà ai figli e ai nipoti pagarlo, dunque se ne parlerà a tempo debito.
Capannoni (quelli smisurati della logistica fanno sembrare nani i tradizionali capannoni industriali) e rotonde stradali, rotonde stradali e capannoni: il capannone in Lombardia è come la canna da zucchero a Cuba, una specie di monocoltura intensiva. Solo i cugini veneti, stando ai numeri, hanno saputo fare di meglio, o di peggio a seconda dei punti di vista, in Veneto c’è un capannone ogni cinquanta abitanti, record mondiale inarrivabile.
Tutto il resto è relativo: il progressivo slittamento della sanità dal pubblico al privato, la pessima gestione del Covid, gli ormai vecchi scandali di quando era Cl a organizzare la fila, i recenti infortuni legali del sottogoverno leghista (dimenticati, digeriti, chi lavora non ha il tempo di occuparsi di queste baggianate), niente può intoppare questo meccanismo, ancora funzionale, di compiacimento e di autodifesa. Voterei volentieri Majorino, se votassi ancora in Lombardia, ma senza farmi mezza illusione. I lombardi si limiteranno a rimescolare un poco le carte, più Meloni, meno Salvini. Chi disturba di meno, piace di più.