Un giudizio non giudiziario
di Michele SerraConsidero Berlusconi una figura pubblica imbarazzante (anche da giovane), impudica (anche da vecchio) e politicamente ferale (a tutte le età), e finalmente posso continuare a scriverlo, come faccio da quarant’anni, “in proprio”, senza alcun rischio di contaminazioni e confusioni con la sua surreale vicenda processuale, che si è conclusa con una condanna a dodici anni - quanti ne sono stati necessari per arrivare a sentenza - a carico del nostro sistema giudiziario. Vicenda penosa per lui, vergognosa per l’intera comunità nazionale.
Come ha scritto ieri Carlo Bonini, il vero dramma della nostra scalcinata Polis è “l’incapacità di distinguere tra responsabilità politica e responsabilità penale”, fino a trasformare ogni avviso di garanzia “in un’ordalia”. Come se da una tragica mancanza di etica condivisa fosse scaturita una delega di fatto alle Procure: fate voi, che noi non siamo capaci di distinguere tra uno statista e un imbonitore, tra una persona proba e una disposta a tutto, e anzi quella disposta a tutto ci risulta molto più “simpatica” dei vecchi rompiballe della Prima Repubblica. Vedi il culto del Cav sul Foglio, snobbissimo e dunque del tutto indifferente ai destini del popolo bue, destinato alla volgarità e all’inganno. E a votare Berlusconi.
La mia prima presa per i fondelli del Cav risale – pensate quanto sono vecchio - al 1981, in occasione della presentazione in Italia di Dallas. Che non era un reato, ma mi sembrò (e mi sembra ancora) una rimarchevole porcheria. Non mi rivolsi alle Procure, scrissi un articolo sull’Unità. Ne sono seguiti infiniti altri, ma senza alcun coinvolgimento del diritto penale e civile.