Le due metà della politica
di Michele SerraParecchi amici che condividono con me una incomprensibile eppure tenace affezione per le primarie del Pd mi dicono: non so chi votare tra Bonaccini e Schlein. Ovvero (semplifico) non so scegliere tra tradizione e "salto d'epoca", tra solidità e sfida. Non ricordo uguale incertezza nelle precedenti primarie. È un'incertezza che condivido: deciderò, credo proprio, a pochi passi dal voto.
La scelta non è facile proprio per la sua quasi perfetta "binarietà". Di genere, di età, di mentalità politica (lui più partitico, lei più movimentista), di sguardo istintivo (lei la piazza, lui le carte con i numeri), di alleanze (lui più in grado di parlare al centro, lei alla sinistra). Così da fare temere a chi vota Bonaccini di trascurare una metà della politica, e a chi vota Schlein l'altra metà.
Se questo è vero diventa non retorico, e anzi molto operativo, ciò che i due avversari hanno spesso ripetuto nelle ultime settimane: e cioè che chi perde intende rimanere a lavorare con chi vince - sia pure con la diversa disposizione d'animo di chi è appena diventato leader e di chi ci ha solo provato.
Un partito di massa (se il Pd vuole essere questo) non può essere solo pragmatismo o solo idealità, solo governo o solo opposizione, solo realtà o solo immaginazione. Deve essere tutte queste cose insieme, altrimenti rischia di perdere un bel pezzo della sua funzionalità. Non si sa se Schlein abbia ben chiaro che le serve Bonaccini, e Bonaccini che gli serve Schlein, ma se - come dicono entrambi - è il Pd che conta, dopo le primarie non avranno altra scelta.