Le stragi del proibizionismo
di Michele SerraSe i migranti asiatici e africani potessero arrivare in Europa legalmente, con normali mezzi di trasporto, pagando un biglietto certamente meno esoso di quello estorto dai trafficanti; così come accadde per la grande migrazione di centinaia di milioni di europei verso le due Americhe; e come è sempre avvenuto, fino a poche decine d'anni fa, anche per l'ingresso in Europa; la questione "migrazione" non sarebbe certo risolta, ma perderebbe almeno il suo orrendo carico di morte, e il suo surplus, davvero vergognoso, di meschinità e di omissione. Non sarebbe risolta perché manterrebbe intatti i suoi problemi all'arrivo: impatto sociale e culturale, impatto economico, quanti e quali visti di soggiorno, provvisorio e permanente, ogni Paese è in grado di concedere, eccetera. Insomma: vaglio e accoglienza di una massa umana che richiede (e chiede) di essere considerata individualmente, come persone fisiche, non come "fenomeno". Ma l'ecatombe degli annegati, dei congelati e degli asfissiati nei Tir, almeno quella cesserebbe. E non solo in termini umanitari, anche in termini di costi, di trauma etico, di speculazioni politiche. I due problemi (la migrazione, le condizioni della stessa) non sono tutt'uno. Sono due, e ben diversi. E dunque provare a risolvere almeno il secondo, legalizzando quei viaggi, sottraendoli alla malavita, ai negrieri, ai campi di concentramento nel Nord Africa, salvando decine di migliaia di persone dalla morte e dalla tortura, permetterebbe poi di concentrare gli sforzi sulla soluzione del primo. Legalizzare le cose della vita, renderle trasparenti e non clandestine, è sempre la via maestra per poter cercare, poi, di governarle. Il proibizionismo, anche nei confronti della migrazione, peggiora, avvelena, ingrassa il crimine. Il proibizionismo è alleato del crimine.