È la stessa lettera
di Michele SerraTra la ormai celebre lettera della preside di Firenze, che tirava le logiche conseguenze del pestaggio fascista davanti a un liceo, e la lettera del preside di Milano che condanna l'orribile affissione, davanti al suo liceo, delle sagome di Meloni e Valditara appese a testa in giù, non c'è alcuna differenza etica né politica: non solo perché sono entrambe contro la violenza; soprattutto perché sono entrambe in difesa della Costituzione e dei suoi valori. Sono, in sostanza, la stessa lettera scritta in circostanze diverse. Contrapporle (come ha fatto il ministro Valditara biasimando la prima, elogiando la seconda) significa non sapere, o non voler sapere, che i principi costituzionali sono uguali per tutti. Indeformabili. Che l'antifascismo non è un valore "di parte", ma la ragione stessa della convivenza democratica. E che chiunque manifesti violenza e disumanità - è il caso degli sparuti "anarchici" per i quali l'impiccagione di un cadavere è ragione di esultanza - è contro la Costituzione, dunque contro la forma storica che la democrazia ha preso nel nostro Paese. Negli anni Settanta si faticò parecchio a capire che la violenza politica aveva sì difformi matrici (semplificando: lo stragismo nero, il brigatismo rosso), ma identica disumanità, e spregio per le persone fisiche, i loro corpi esposti al tritolo e alle revolverate. Siamo perfettamente in tempo, adesso, per stabilire che la differenza profonda, la sola vera e palpitante e riconoscibile da chiunque, è il rispetto dell'umanità, della libertà e dell'incolumità fisica delle persone. In breve, e nel nostro piccolo, il rispetto della Costituzione. Vale per tutti: ministri, fascisti, anarchici.