L'amaca

di Michele Serra

L’autore dà voce alla sua ormai storica rubrica quotidiana. Nemmeno lui ha ancora capito se si tratti di una forma di schiavitù o di vanità... Dal martedì alla domenica, il podcast di Michele Serra su Repubblica.

Vladimir Borgia

Non credo esista una maniera elegante per eliminare gli oppositori politici, ma questa storia dell’avvelenamento degli avversari di Putin (pratica quasi ventennale: l’eliminazione di Litvinenko a Londra con un tè al polonio radioattivo è del 2006, poi una lunga sequenza porta fino al recente avvelenamento della giovane politica siberiana Elvira Vikhareva) sembra fatta apposta per confermare che la natura di quel regime ha parecchio di trucemente arcaico, diciamo di anti-moderno perfino nel delitto di Stato: quello con il veleno è da corte medievale, fa pensare ai Borgia o, passando a un medioevo più recente, al tentativo dell’aristocrazia zarista di avvelenare Rasputin.   Perfino il caffè al cianuro che chiuse (a modo suo) il caso Sindona appare, nelle pratiche di mafia, un’eccentrica variazione rispetto alle pistolettate e al tritolo, che sono l’ordinaria amministrazione di quelle tribù assassine. “Veleno” si lega alle pozioni e agli intrugli dei secoli passati, che qualche caso di cronaca nera cerca sporadicamente di rinverdire. Veleno è la maniera meno esplicita (e se vogliamo più vile) di uccidere, è un assassinio non palese, non rivendicato, non coinvolgente, è la mano furtiva che somministra la sostanza letale senza farsi vedere. È il contrario di Bruto, che si sporca del sangue di Cesare, di Gaetano Bresci e dei regicidi. È il sorriso immobile del potere mentre la sua vittima gli muore davanti. È una pratica subdola, ipocrita, oscura, il cui antidoto è quella trasparenza (glasnost: povero Gorbaciov, avevi visto giusto) che terrorizza i tiranni.  

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-amaca/2023/03/25/audio/vladimir_borgia-423002039/

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