L'amaca

di Michele Serra

L’autore dà voce alla sua ormai storica rubrica quotidiana. Nemmeno lui ha ancora capito se si tratti di una forma di schiavitù o di vanità... Dal martedì alla domenica, il podcast di Michele Serra su Repubblica.

Dire le cose come vanno dette

Per dire come gli anni ci cambiano, la cosa che mi ha più colpito, nel lungo post su Instagram di Paola Belloni, compagna di Elly Schlein, non è la sostanza, con la quale per altro concordo al cento per cento: non amo il gossip, su qualunque testata e in qualsiasi forma, dunque parteggio per principio per chi ne è oggetto; a meno che desideri esserlo, come capita ai tanti affamati di fama. No, la cosa che mi ha più colpito è la forma. Il post di Paola è scritto in un italiano accurato e profondo, oserei dire insolito (basti quel cenno agli “spatriati che lasciano le loro province pieni di graffi e di segreti”, frase che dice, sull’omofobia, più di mille comizi). Sempre più spesso mi capita, quando leggo o ascolto qualcuno in televisione, di badare alla forma quasi con trepidazione: come se fosse un segnale di salute pubblica e di resistenza politica anche quello, o soprattutto quello… Una cosa di destra ben scritta (e ce ne sono poche) mi fa meno paura e mi provoca meno disagio di una cosa di sinistra scritta male (e ce ne sono tante). La sciatteria, l’approssimazione e l’aggressività del discorso pubblico mi deprimono, mi sembrano il presagio di un destino cattivo e per giunta meritato. La rozzezza del linguaggio di Trump – da quando questo signore ha fatto la sua triste apparizione - mi sembra perfino peggiore delle sue idee, e mi viene da dire che il vero reato per il quale andrebbe perseguito è l’uso spiccio e volgare delle parole, come se la vita fosse così piatta e sciocca che basta poco per dirla.    

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/l-amaca/2023/04/05/audio/dire_le_cose_come_vanno_dette-423002233/

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