Per dire come gli anni ci cambiano, la cosa che mi ha più colpito, nel lungo post su Instagram di Paola Belloni, compagna di Elly Schlein, non è la sostanza, con la quale per altro concordo al cento per cento: non amo il gossip, su qualunque testata e in qualsiasi forma, dunque parteggio per principio per chi ne è oggetto; a meno che desideri esserlo, come capita ai tanti affamati di fama.
No, la cosa che mi ha più colpito è la forma. Il post di Paola è scritto in un italiano accurato e profondo, oserei dire insolito (basti quel cenno agli “spatriati che lasciano le loro province pieni di graffi e di segreti”, frase che dice, sull’omofobia, più di mille comizi). Sempre più spesso mi capita, quando leggo o ascolto qualcuno in televisione, di badare alla forma quasi con trepidazione: come se fosse un segnale di salute pubblica e di resistenza politica anche quello, o soprattutto quello…
Una cosa di destra ben scritta (e ce ne sono poche) mi fa meno paura e mi provoca meno disagio di una cosa di sinistra scritta male (e ce ne sono tante). La sciatteria, l’approssimazione e l’aggressività del discorso pubblico mi deprimono, mi sembrano il presagio di un destino cattivo e per giunta meritato. La rozzezza del linguaggio di Trump – da quando questo signore ha fatto la sua triste apparizione - mi sembra perfino peggiore delle sue idee, e mi viene da dire che il vero reato per il quale andrebbe perseguito è l’uso spiccio e volgare delle parole, come se la vita fosse così piatta e sciocca che basta poco per dirla.