Il santuario della menzogna
di Michele SerraLo scandalo Fox News, sia sotto il profilo etico, sia per la sua ricaduta incalcolabile (e ormai immodificabile) sulla democrazia americana, è una pagina di storia, e vale come rovesciamento speculare del Watergate: lì i media smascherarono il potere, qui sono essi stessi, i media, il santuario della menzogna.
In breve: giornalisti sostennero il falso (brogli elettorali di Biden) sapendo che era falso, perché lo consideravano commercialmente più conveniente della verità. Il loro pubblico preferiva il falso, dunque il falso era una merce che si vendeva meglio: questo hanno ammesso, in sede pre-processuale, i falsari, e per evitare guai maggiori e chiudere la faccenda l’editore Murdoch ha pagato 800 milioni di dollari alla parte lesa (la società informatica che gestisce le elezioni americane).
Ora il conduttore falsario più in vista, Tucker Carlson, si è dimesso, e troverà altro pane per i suoi denti in qualche nuova bottega della destra americana (suprematismo bianco, Dieci comandamenti obbligatori nelle scuole, l’aborto è un crimine le armi un benefit, eccetera). Ma che dire del signor Murdoch, l’editore di Fox News, che ha ammesso candidamente di avere in catalogo, tra i suoi prodotti di maggior successo, la menzogna? Che ne è della ingenua leggenda secondo la quale niente, negli Stati Uniti, è più grave che mentire? A vent’anni pensavo che il capitalismo fosse dare la licenza di pesca anche a chi pesca di frodo, se dimostra di saperlo fare con destrezza. Lo penso ancora adesso. E l’intero palinsesto di Fox News non solo non smentisce questa idea: ne è la conferma lampante.
Buon 25 aprile ai lettori.