La simpatia per un tiranno
di Michele SerraCon l’esclusione dell’unico candidato con una parvenza di oppositore, Nadezhdin, le elezioni russe avranno la solita funzione di rito confermativo dell’autocrate che regge quel grande Paese al di fuori di ogni regola di democrazia e di pluralismo. In tre parole: Putin è un dittatore. E la Russia, che fu una dittatura comunista, oggi è una tirannide individuale. E non è una notazione ideologica. È una constatazione cronistica. Nella lunga diatriba sulla guerra russo-ucraina, questo aspetto è singolarmente sottovalutato rispetto a questioni (pure importanti) di carattere geopolitico, strategico, economico. Eppure il sottotitolo più evidente del titolo “La Russia invade l’Ucraina”, è “una dittatura invade una democrazia”. Al conflitto nazionalista e territoriale si somma un conflitto ideologico esplicito tra democrazia e dittatura, come più volte sottolineato dallo stesso Putin con schiette parole di spregio per la democrazia europea. E ogni posizione filorussa, anche la meglio munita dal punto di vista, appunto, geopolitico, anche quando si sostiene (secondo me con buone ragioni) che la Nato non avrebbe dovuto espandersi a Est, non può trascurare di ripetere a se stessa che Putin è un tiranno. Che il suo regime incarcera e avvelena gli oppositori. Che non ci sono libere elezioni e non c’è libera stampa. La simpatia che la destra estrema quasi al completo (vedi il Salvini) ha per Putin, è molto comprensibilmente simpatia per la dittatura e per le maniere forti. Gli altri filorussi, diciamo quelli non di destra, forse qualche domanda in più, su questo aspetto del problema, dovrebbero farsela.