l navigatore della mia automobile parla con la voce di una donna con spiccato accento veneto — non saprei dire perché: è un’auto francese. Questo dettaglio, benché minimo, un poco mi disturba. Non perché io abbia pregiudizi venetofobi, ma perché alle voci artificiali chiedo una “neutralità”, una irriconoscibilità, che mi tranquillizza. Il virtuale mi è utile, e di compagnia, purché rimanga virtua…