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Riformista è chi le riforme fa

L’amaca del 1° marzo 2026
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Dice il declinante leader del Labour, Starmer, in polemica con l’ascendente leader dei Verdi, Polansky, che il problema del populismo è “dare risposte semplici a problemi complicati”. È sicuramente vero. Ma il grande problema della sinistra non populista, negli ultimi anni, è che i problemi complicati le sembrano così complicati che nessuna risposta è possibile.

Polansky, che ha stravinto a Manchester e galoppa nei sondaggi, fa parte di quei nuovi leader di sinistra (alla Mamdani) che hanno imboccato senza incertezze la strada del riequilibrio sociale e del “tax the rich”. Tassa i ricchi. Chiede una tassa dell’uno per cento sugli asset superiori ai dieci milioni di sterline. Non l’esproprio proletario, insomma: ma un poco di ossigeno per il popolo e per quel poco che resta del ceto medio proletarizzato, lo stesso che sempre più spesso, per vendicarsi della sinistra inerte, vota a destra.

All’aggressività sociale del nuovo capitalismo, al progressivo diroccamento del Welfare, alla i…

Dice il declinante leader del Labour, Starmer, in polemica con l’ascendente leader dei Verdi, Polansky, che il problema del populismo è “dare risposte semplici a problemi complicati”. È sicuramente vero. Ma il grande problema della sinistra non populista, negli ultimi anni, è che i problemi complicati le sembrano così complicati che nessuna risposta è possibile.

Polansky, che ha stravinto a Manchester e galoppa nei sondaggi, fa parte di quei nuovi leader di sinistra (alla Mamdani) che hanno imboccato senza incertezze la strada del riequilibrio sociale e del “tax the rich”. Tassa i ricchi. Chiede una tassa dell’uno per cento sugli asset superiori ai dieci milioni di sterline. Non l’esproprio proletario, insomma: ma un poco di ossigeno per il popolo e per quel poco che resta del ceto medio proletarizzato, lo stesso che sempre più spesso, per vendicarsi della sinistra inerte, vota a destra.

All’aggressività sociale del nuovo capitalismo, al progressivo diroccamento del Welfare, alla impressionante discesa delle aliquote fiscali sui grandi patrimoni, qualche risposta combattiva e dinamica bisognerà pure darla, prima o poi. Per stabilire che cosa è “estremista” e che cosa “riformista”, vale, oltre alla verosimiglianza degli obiettivi (e l’uno per cento di tassa sui grandi patrimoni lo è), il discrimine metodologico e culturale: essere o non essere nemici della violenza. Per il resto, riformista è chi le riforme fa. Ovvero chi lavora per cambiare, almeno di un poco, lo stato delle cose, e cerca di restituire alla politica l’idea che serva davvero a qualcosa.

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