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Dalla parte di Fouad

L’amaca di sabato 24 ottobre 2026
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È comodo e gratificante, sui giornali e in tivù, dichiararsi «dalla parte dei ragazzi». Lo fanno in tanti e ci sono solide ragioni per farlo. L’emarginazione sociale di alcuni; la mancanza di occasioni per quasi tutti; il semi-abbandono della scuola pubblica, degli edifici e degli insegnanti; l’ottusità dei governi (non solo quest’ultimo) che si accorgono di loro solo quando spaccano le vetrine.

Bisognerebbe però fare un piccolo sforzo supplementare, che è quello di non annacquare gli umori del momento, umori forti, in un generico e stucchevole plauso. I giovani non sono tutti uguali. Sono, proprio come gli adulti, persone diverse.

A parte che ci sono anche quelli di destra, anche quelli ricchi, anche i fascisti che vorrebbero travestirsi da gendarmi per menare i riottosi, specie se i riottosi hanno la pelle scura; ci sono differenze, di postura e di coscienza di sé, anche tra chi scende nelle strade.

Molti lo fanno per la stessa precisa ragione per la quale si fanno le rivoluzioni …

È comodo e gratificante, sui giornali e in tivù, dichiararsi «dalla parte dei ragazzi». Lo fanno in tanti e ci sono solide ragioni per farlo. L’emarginazione sociale di alcuni; la mancanza di occasioni per quasi tutti; il semi-abbandono della scuola pubblica, degli edifici e degli insegnanti; l’ottusità dei governi (non solo quest’ultimo) che si accorgono di loro solo quando spaccano le vetrine.

Bisognerebbe però fare un piccolo sforzo supplementare, che è quello di non annacquare gli umori del momento, umori forti, in un generico e stucchevole plauso. I giovani non sono tutti uguali. Sono, proprio come gli adulti, persone diverse.

A parte che ci sono anche quelli di destra, anche quelli ricchi, anche i fascisti che vorrebbero travestirsi da gendarmi per menare i riottosi, specie se i riottosi hanno la pelle scura; ci sono differenze, di postura e di coscienza di sé, anche tra chi scende nelle strade.

Molti lo fanno per la stessa precisa ragione per la quale si fanno le rivoluzioni o più umilmente si fa politica: cambiare lo stato delle cose. Qualcuno, più debole, lo fa rimanendo schiacciato dentro lo stato delle cose, percorrendo come via di riscatto il saccheggio — così mi vesto anche io come i ricchi.

La critica del consumismo è stata fino alla fine del Novecento un punto di forza dei movimenti giovanili — fino a No Logo: contro i marchi perché contro le multinazionali. Nel nuovo evo degli influencer, il marchio ha stravinto.

A Piazza Pulita il giovane Fouad, vent’anni, barista, italiano di seconda generazione, famiglia operaia, otto persone in un trilocale, lo ha detto benissimo: non condanno la rabbia disorganizzata, per molti è l’unico modo di farsi sentire. Ma bisogna politicizzarla, se no non serve. Stare con Fouad non vuol dire «stare con i giovani». Vuol dire stare con Fouad.


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