Fenomenologia della catastrofe tra redentori e negazionisti
Francesco MerloIl filosofo e la catastrofe: il catalogo è questo. Ci sono i super scientisti come Burioni, che inascoltato aveva previsto tutto. C'è il pragmatismo anglosassone, ispiratore dell'immunità di gregge di Boris Johnson e Trump, che considera incontrollabile l'anarchia della natura e, semplificando la religione protestante, si affida alla predestinazione: sopravvive chi se lo merita. Secondo Giorgio Agamben la "supposta epidemia" è invece solo l'alibi dello stato d'eccezione, della repressione illiberale. Ci sono i cattolici tradizionalisti, non solo l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, nunzio apostolico in America, che cercano il diavolo nel virus ma in realtà se lo portano appresso: il virus, per Viganò, è la punizione divina per il "divorzio, l'eutanasia, il matrimonio omosessuale, la sodomia, la speculazione finanziaria..." e Papa Bergoglio "è un eretico e bestemmiatore". C'è poi lo sloveno Slavoj Žižek, studioso di Lacan, che chiama il virus Kill Bill e gli attribuisce il compito di reinventare il comunismo. Più tradizionale è il comunismo di Toni Negri che vede nella pandemia la fine del neoliberalismo. E poi c'è la filosofia vegana - il più chiaro e forte è Leonardo Caffo - che individua nel salto dal pipistrello all'uomo la prova della nostra colpevolezza nel aridurre ogni organismo vivente a cibo". Secondo Caffo, il coronavirus è "la prima rivoluzione planetaria della storia": "Il capitalismo - dice - è stato colpito a morte dal Covid 19".
Non so se Žižek e Caffo lo sanno, ma la loro è un'evoluzione (involuzione) del pensiero finale di Augusto Placanica, il grande storico calabrese morto nel 2002, autore del magnifico Il filosofo e la catastrofe (Einaudi, 1997, con la speranza di una riedizione). Da sempre le catastrofi intrigano i filosofi perché mettono il mondo sottosopra, formano nuove classi sociali, riprogettano la vita come ci insegnò Gaetano Salvemini, che dal terremoto di Messina si salvò appeso a un davanzale. E le catastrofi attirano gli sciacalli, economici certo, ma anche politici e morali.
Ricordo che, giovanissimo, nel Belice vidi arrivare i missionari delle più strane religioni, i rivoluzionari seguaci di ogni utopia e i ladri d'anima, proprio come oggi accade con i tifosi del coronavirus che vanno a braccetto dei negazionisti, con i profeti dell'apocalisse, con i redentori la cui acqua benedetta è olio sul fuoco perché sempre, quando si arriva al dessert della ragione, ci si rifugia nel santino e anche la croce diventa un amuleto. L'idea che la catastrofe sia ormai la sola rivoluzione possibile fu dunque la malinconia finale di Placanica, marxista disilluso, un gigante rispetto a Lukašenko, il plurilaureato dittatore della Bielorussia secondo il quale per guarire "bisogna fare sauna, bere vodka e lavorare di più". Ecco, il catalogo della filosofia del virus è questo perché "madama, veramente in questo mondo, conciòssiacosaquandofosseché, il quadro non è tondo".