La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

Tra luna e falò benvenuti nell’eterno effimero italiano

Ora che l’estate sta finendo, risalgono i contagi e già “sentiamo” la seconda ondata nell’autunno terribilmente più povero, ora che siamo arrivati a Ferragosto, che è “la porta dell’inverno”, ora possiamo dirlo: questa estate, che in primavera ci immaginammo tragica, è stata invece sana, benedetta dal sole e da un caldo non troppo rovente, senza neppure gli incendi dei boschi.

Sono tornate tutte le abitudini cretinogene, il be stupid nei lidi balneari della tintarella, l’afa e il sudore delle città a 40 gradi che mai ci erano piaciute così tanto. E mai avevamo così tanto amato gli improvvisi e furiosi temporali, gli allagamenti urbani che una volta segnavano la fine dell’estate e ora invece ne fanno parte. E nelle piazze assolate dei tardi pomeriggi con le lunghe ombre nere, smarriti nei bar dell’accidia e del torpore ci è sembrato di sentire friggere il coronavirus, o magari soltanto di vederlo fermentare con la spazzatura di Roma. È tornata la stagione degli amori in mezzo alla folla accaldata anche se non si è smarrito nella memoria il dolore per il martirio di Milano, l’inadeguatezza e la goffaggine del governatore della Lombardia Fontana, le bare di Bergamo e gli angosciosi spot a raffica del governo in tv, con il premier Conte che si esibiva da padre della patria nell’aula bunker della Protezione civile come Churchill nella War Room.

Non sono ancora cicatrici le zone rosse, il paziente zero, il contatore dei contagi, il disprezzo per i vecchi di 65 anni, e non ci siamo pacificati con i professori Galli, Pregliasco, Clementi, Ilaria Capua, Roberto Burioni, e tutti, proprio tutti, gli infettivologi, gli epidemiologi, i microbiologi che praticavano la professione in tv con la spavalderia dei pirati. E però siamo qui, con il climatizzatore acceso e i vecchi e inutili libri dell’estate, gli sciocchezzai da leggere solo in bagno. Oppure allegramente malinconici ci ritroviamo tra la luna nel cielo e i falò sulla spiaggia. E poi spritz e prosecco, o meglio «tequila e guaranà» che è il musicarello vincente della bella Elodie. È una liberazione questo ritorno all’identità italiana più effimera, correndo in auto lungo il bel paese assediato dalla bruttezza, sul litorale romano, in Liguria e in Toscana, sulle colline di Palermo e sul lungomare di Bari, a Napoli, due ore in fila per lo Stretto di Messina…

È bello rivedere le nostre città d’arte circondate dai complessi residenziali fatti di terrazze sbilenche, le tinozze di cemento usate come piscine, tetti in lamiera e capitelli corinzi, infissi d’alluminio e foreste d’antenne, barbecue e scarichi a cielo aperto. Tutto ci è piaciuto ritrovare, anche i treni fermi in aperta campagna, con i gabinetti fuori servizio… Certo, è anche l’estate del gran ballo in mascherina. Ma in fondo è poco più di una moda, come la bandana o i pantaloni corti… Alla fine, questo virus addormentato che ci impedisce di credere nel futuro ci sta regalando un’estate da leoni, sia pure spelacchiati.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/la-carezza/2020/08/10/audio/tra_luna_e_falo_benvenuti_nelleterno_effimero_italiano-422988206/

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