La simpatia è l'ultimo mantra della politica
di Francesco MerloE' difficile dire cosa sia la simpatia in politica. Enrico Letta vuole imporla " a tutti i costi" ha detto. Con "l'empatia" e "il volersi bene" sarà la nuova grammatica della sinistra, di cui Letta non sopporta più "l'antipatia", "quel detestarsi tra compagni e leader che però andavano in piazza insieme". Simpatia, invece. Come nel liscio di Raul Casadei: "Tu sei la mia / simpatia / il tuo sorriso /è una canzone /su quel musetto /acqua e sapone".
Letta l'ha proposta anche a Giuseppe Conte: senza candidati comuni a Roma, a Milano, a Torino e Bologna , "il progetto comune" sarà "tenerci per mano, con grande capacità di empatia, verso il 2023". Vaga e imprendibile, l'empatia è piaciuta a Conte che da sempre si butta a capofitto in tutto ciò che è "quasi", tanto più adesso che finalmente la sua leadership dei 5Stelle è "pienamente quasi": deve solo liberarsi di Casaleggio e della piattaforma Rousseau, vincere la battaglia per il simbolo e per i soldi, evitare la scissione. E però c'è "la simpatia" di Letta-Casadei: "e sei felice / anche con poco / una carezza / e un po' di fuoco / e ti accontenti / di una bugia: / simpatia, simpatia".
Diciamo la verità: è Berlusconi ad avere dimostrato che la simpatia in politica è la risorsa del diavolo: il sole in tasca, il sorriso, le gaffe, le corna, le facezie per farsi accettare dalla Merkel e da Obama. Ovviamente non è possibile che la simpatia di Letta sia quella stessa fuga nella scanzonatura che, nel 1994, strappò la politica a Cavour e la consegnò a Pulcinella. E' vero che, varianti del virus, ci sono state la simpatia di Renzi, easy e smart, e quella di Grillo, malumore acido. E allora? Proviamo a trattare la simpatia come farebbero a Science Po, a Parigi, dove noblesse oblige che si riparta da Machiavelli. Il Segretario fiorentino voleva che si facesse temere e non amare il suo Principe che, quattro secoli dopo, Gramsci avrebbe trasformato nel Partito, il Moderno Principe appunto che Letta ha ora ereditato. E' vero: mai è stato un partito simpatico. Quello di Berlinguer era austero e quello di Occhetto una macchina da guerra. Era antipatico Togliatti e furono antipatici anche Aldo Moro e Bettino Craxi. Fuori dalla politica tutto l'umanesimo italiano è pieno di antipatici sublimi, da Dante a Torquato Tasso sino a Carmelo Bene. Un italiano antipatico adorato dal popolo era padre Pio che spesso cacciava via i penitenti, facendoli piangere: "Andatevene, sepolcri imbiancati!". E quelli scappavano mortificati ma fortificati. In politica non tutti gli antipatici sono stati grandi protagonisti, ma (quasi) tutti i grandi protagonisti erano antipatici. E i simpatici? Ecco un piccolo elenco: Berlusconi, Andreotti, Umberto Bossi, Mastella, Cirino Pomicino, Cesare De Michelis, Signorile, e poi Scilipoti, Razzi, Verdini, Ignazio La Russa... Diciamolo: nella politica il simpatico è border line con il mascalzone, come nei film di Gassam, Tognazzi e Jean Paul Belmondo: simpatiche canaglie.